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Intervista
ad una sconosciuta
Quella mattina le cose
si misero male sin dall’inizio,il mio capo mi aveva assegnato il
compito d’intervistare una scrittrice alle prime armi e al primo
libro; sebbene conoscesse perfettamente il mio pensiero circa gli scrittori
in genere, mi aveva comunque imposto il lavoro. Ed ero costretto a farlo...Ultimamente
la mia capacità di giornalista critico e la mia serietà
professionale erano ormai un ricordo lontano. E tutto a causa del fallimento
del mio matrimonio! Ero svogliato ed assente;avevo cominciato a bere regolarmente
e la mia professione ne risentiva. Rilessi il biglietto da visita che
mi avevano dato in redazione.
-Tamatia Montigo,via Nino Bixio n.9-Milano-.
Misi in moto la mia vecchia Peugeot e mi diressi verso Porta Venezia.Erano
le otto del mattino ed avevo l’assoluto bisogno di bere qualcosa,
nonostante fosse ancora presto per l’incontro con la suddetta scrittrice
percorsi rapido le strade del centro già intasate dal traffico;
decisi di trascorrere quel lasso di tempo in qualche bar del centro,così
avrei fatto mente locale su come impostare l’intervista. Il capo
mi aveva consegnato il nuovo libro della Montigo,ma io non l’avevo
neanche aperto, fortuna che la dolce Sandra mi aveva rifilato alcuni appunti
sul quale orientarmi. Parcheggiai nei pressi della Stazione Centrale e
mi infilai nel primo bar, ordinai un caffè e sfogliai gli appunti
di controvoglia. O Sandra mi aveva fatto uno scherzo,oppure quella scrittrice
doveva essere fuori di senno; gli appunti dicevano che il libro era basato
sui pensieri pseudofilosofici dell’autrice stessa,in pratica erano
un miscuglio di idee strampalate. Risalii in auto, mancavano dieci minuti
alle nove ed avevo pure trovato parcheggio, non mi sembrava vero! Parcheggiai,e
dopo aver controllato che le pile nel registratore fossero a posto con
un sospiro malinconico mi avviai all’appuntamento.
Arrivato davanti al numero 9 cercai il cognome sul campanello e suonai.
Sentii il ronzio del citofono e una voce femminile disse "quarto
piano" poi il clic della serratura aprì il portone.Ovviamente
l’ascensore non c’era e dovetti rassegnarmi ad affrontare
i malefici quattro piani a piedi. Quando ansimante raggiunsi finalmente
il ballatoio me la trovai davanti; era minuta,bruna di capelli,occhi scuri
e sguardo penetrante.
-"Il signor Avalli Giampaolo immagino"-mi tese la mano.
-"Si accomodi prego."
Entrai nel piccolo appartamento,mi colpì subito l’arredamento;non
era ricercato né decadente ma un miscuglio di cose diverse. "Come
il suo libro" pensai.
-"Posso offrirle qualcosa da bere?"-
Oh certo! Avrei volentieri preso un cognac,ma non era il caso e rifiutai.
-"Allora se non le spiace finisco di prepararmi il caffè,
sicuro che non
ne vuole un pò?"-
Cambiai idea.-"Vada per il caffè allora."- Giròi
tacchi e se ne andò in cucina.
La scrutai attentamente,aveva gesti rapidi e nervosi,vestiva con una stinta
tuta da ginnastica ed i capelli scuri erano raccolti sulla nuca. A prima
vista non sembrava certo una persona portata ai grandi ragionamenti, era
semplice ecco. Se l’avesse vista Giuliana,la mia ex moglie ne sarebbe
certamente rimasta scioccata;secondo lei se una donna non era perfettamente
truccata e pettinata già dal mattino presto, non si poteva nemmeno
prenderla in considerazione! La donna mise il caffè sul tavolo
e mi invitò a sedere, certo non era di molte parole e mi chiesi
come avrei portato a termine l’intervista. Si sedette accanto a
me.
-"Che ne dice signor Avalli,cominciamo?"-
Accesi il registratore e lo posizionai sul REC. -"Ecco è pronto.."-
Le feci una domanda banale ma era la prima che mi era venuta in mente.
-"Lei di cognome fa Montigo,è di origine spagnola forse?"-
-"In realtà il cognome è l’eredità di
mio nonno,lui era nato a Barcellona e visto che mia madre non si è
mai voluta sposare.."-
La vidi un pò imbarazzata, ma continuai con le domande.
-"Mi dica,come è nato il suo libro,e da quale idea in particolare?"-
-"Beh,diciamo che ho sempre avuto delle idee riguardo a questa nostra
società e le ho messe sulla carta,tutto qui."-
Avevo la vaga sensazione che si prendesse gioco di me.Adesso le avrei
dimostrato chi ero.
-"Da quello che si dice in giro il suo libro è una specie
di condanna verso coloro che credono in certe cose,cose che i più
reputano importanti. A quanto pare il suo libro ha fatto parecchio rumore.Se
l’aspettava questo?"-
-"Assolutamente no. "L’ultimo passo",non è
un libro bomba,che attacca tutto e tutti. E’ solo la mia personale
opinione in merito a tutte le forme di potere,dalle religiose alle politiche
ecc..."-
La sentivo agitata,bene!Era quello che volevo ed attaccai.
-"Già però il suo libro ha scombussolato le idee dei
media,la sua teoria della fiducia e del rispetto sulla base di partenza,e
cioè all’interno della famiglia d’origine non è
stata molto digerita.Dove è nata la sua idea della libertà
dell’individuo già al momento della sua nascita?"-
Si mise a ridere,una risata sfacciata e divertita.
-"Ma come! L’ hanno mandata qui e lei non ha neanche idea di
cosa sia scritto in quel libro! Mi pare evidente che non è il caso
di continuare con l’intervista. Spenga pure il suo registratore
signor Avalli."-
Ero arrabbiato,ma chi si credeva quella? Spensi stizzito il registratore
e per un attimo meditai di mandarla al diavolo,lei e quel suo stupido
libro! Tamatia mi stava squadrando da cima a piedi, e mi sentii uno sciocco.In
fondo aveva ragione lei, avevo solo degli appunti e per di più
non me
ne importava un cavolo di fare quell’intervista.
-"Mi dispiace signorina,in effetti non ho letto neanche una pagina
del suo lavoro e sincerità per sincerità le dirò
che se vorrà protestare presso la mia redazione avrà tutte
le ragioni per farlo."-
Feci per andarmene ma lei mi fermò.
-"Senta signor Avalli,nemmeno io la volevo fare questa intervista,mi
era sembrata un’idea del cavolo...ma il mio editore su questo punto
è stato irremovibile. Non mi interessa che si faccia sostituire,sprecheremmo
solo tempo e nient’altro...E se invece ricominciassimo tutto dall’inizio?"-
Mi stava venendo incontro ed io non riuscivo ad accettarlo,ma se tornavo
dal mio capo a mani vuote avrei dovuto presto cercarmi un’altra
occupazione...
-"Mi sembra la soluzione migliore,faremo così: lei oggi mi
rilascerà un’intervista parziale e domani continueremo. In
questo modo avrò tutto il tempo per documentarmi più approfonditamente
sul suo lavoro, sempre che per lei vada bene..."-
Mi regalò un sorriso. -"Sono pronta"-
Riaccesi il registratore e mi accomodai sul divano.
-"Cos’è secondo lei la libertà?"-
-"E’ ’un pensiero. E’ il pensiero."-
-"Come nasce il pensiero della libertà?"-
-"Nasce dall’esperienza di ognuno. Di solito dalla sofferenza,senza
sofferenza non c’è desiderio di giustizia e se viene a mancare
la giustizia allora non esiste la libertà dell’individuo."-
-"Allora cosa intende lei personalmente per Giustizia?"-
-"La giustizia è quella sensazione comune a tutti di sentirsi
fuori o dentro una determinata situazione e non poterla affrontare perché
coinvolti da altre opinioni contrastanti o in disaccordo, di non riuscire
a trovare dentro di noi la vera realtà della nostra ragione.Di
conseguenza ci sentiamo prigionieri e senza più la capacità
di discernere il bene dal male.Insomma il nostro concetto di giustizia
è alquanto vario;a seconda della nostra cultura e dalla famiglia
d’origine a cui apparteniamo. Per questo ci autoregoliamo con codici
civili e penali,ma la giustizia che intendo io è quel qualcosa
che nasce con noi,qualcosa che ci portiamo dentro sin dall’inizio
della nostra vita terrena. Io lo chiamo "L’istinto primordiale
positivo"-
Pensai che quella tipa era fuori di testa.
-"Ma signorina,allora che fine ha fatto "l’istinto primordiale
positivo" degli assassini e dei maniaci? Ne siamo pieni.... E se
come lei sostiene c’è questa giustizia umana come mai questi
soggetti in particolare non la usano?"-
-"Per colpa della loro famiglia d’origine,dei conflitti che
la governavano. Non importa se la famiglia d’origine ha un bagaglio
culturale alto,sono i dolori che provocano gli eccessi delle loro azioni.
Poi ci sono i cromosomi alterati,le tare mentali ecc..."-
Ero sempre più convinto che fosse appena scappata da un manicomio.
-"Sembra però che lei dia molta importanza alla cultura,si
sa che nell’ignoranza è difficile che si sviluppi un contesto
culturale appropriato"-
-"Certo!L’educazione culturale scolastica è importantissima,ma
spesso non va di pari passo con la cultura umanistica e soprattutto si
tende sempre di più ad insegnare ai nostri figli il valore tradizionale
e simbologico di cose che ai fini dell’educazione degli individui
possono
portare a confusioni di tipo mentale."-
-"Quali sarebbero dunque queste tradizioni confusionalistiche?"-
-"Il tema della religione ad esempio. I nostri figli e noi ancora
prima,quante volte ci siamo confrontati con i pensieri e le tradizioni
di popoli che culturalmente hanno delle idee diverse dalle nostre? Tutti
chi più e chi meno ci siamo chiesti quanti sono gli dèi
e quale in effetti sia il nostro Dio,e su quali basi dobbiamo fidarci
e credere che il nostro Dio è quello che ci indica la nostra cultura
sociale?"-
-"Insomma lei sta dicendo che il credere nella Chiesa Cattolica o
in qualunque altra fede religiosa, altro non è che l’imposizione
dei nostri avi,ho capito bene?"-
-"Esattamente.Sono dell’idea che siano pochissime le persone
che credono per convinzione personale ad uno o ad un altro Essere Spirituale."-
-"Senta Tamatia,lei crede in Dio?"-
-"Certamente,solo mi rifiuto di credere in quel Dio che fa morire
un bambino solo perché è scritto che donargli il proprio
sangue per salvargli la vita sia un peccato mortale, o in quel Dio che
punisce con il taglio della mano un ladro,ecc... Io credo nell’energia
Universale,dove tutto E’. Dove tutto è regolato perfettamente,
dove siamo tutti come bravi contadini che se sapranno seminare ed accudire
la propria terra con amore,con lo stesso amore lei ti ricambierà"-
Ero un pò perplesso,certamente su qualche punto aveva ragione,anche
se le sue teorie erano in netto contrasto con i miei ideali e credenze.
-"Che ne pensa allora di quel passo della Bibbia in cui è
scritto:"le colpe dei Padri ricadranno sui loro Figli?"-
-"Penso che la frase non solo sia esatta,ma molto specifica.Infatti
noi tutti apprendiamo il bagaglio culturale dei nostri genitori e di conseguenza
anche le loro aberrazioni mentali. Ovvio che in un contesto culturale
di basso livello quei genitori insegneranno il LORO modo di vivere nella
società e le LORO convinzioni personali. Gli psicologi hanno nei
loro studi medici fiumane di gente che afferma di avere ereditato dai
propri genitori questo o quel tipo di comportamento o mentalità
e di solito sono ignari che essi sono solamente loro stessi e non la brutta
o bella copia dei loro cari."-
-"Cosa le fa pensare che il suo libro possa cambiare il pensiero
di queste persone? E perché intitolarlo "L’ultimo Passo?"-
-"Questo libro non nasce per cambiare le opinioni altrui,ma la mia
speranza è di rendere queste persone consapevoli della necessità
di un cambiamento interiore,di valutare e vagliare più a fondo
le scelte che la società spesso ci porta a fare. Il titolo di questo
libro indica l’ultimo passo che ci apprestiamo a compiere insieme,con
il terzo millennio alle soglie ci spogliamo degli antichi valori per migliorarli
o addirittura per rovesciarli completamente. Con la Nuova Era le nostre
menti sono più aperte a spaziare con l’anima e con più
ottimismo verso un futuro migliore e più vivibile sul piano umano.Questo
è un cambiamento, e cambiare fa sempre un pò di paura..."-
Guardai l’orologio e vidi che erano quasi le undici e trenta,decisi
di fermare il registratore.
-"Bene,la prima parte dell’intervista è finita.Ci vediamo
domani..."-
La giovane donna si alzò e mi tese la mano.
-"Arrivederci signor Avalli,a domani dunque."-
Discesi i quattro piani lentamente,ero mentalmente stanco e non vedevo
l’ora di arrivare a casa e bermi qualcosa.Appena entrato nella mia
automobile mi accorsi che avevo scordato il cellulare, il display segnava
quattro chiamate non risposte; non avevo neanche la curiosità di
sapere chi mi aveva cercato. Arrivai sotto casa a mezzogiorno in punto,e
dopo avere parcheggiato ancora una volta sul passo carrabile,presi il
telefono e registratore ed entrai in casa.Neanche a dire appena messo
piede nel mio appartamento il telefono cominciò a squillare. Non
avevo voglia di sentire nessuno e lo lasciai suonare a vuoto.Presi dal
frigo una birra e dopo essermi tolto la giacca mi sedetti in cucina a
rimuginare sulla mia vita che stava andando alla deriva. Quando ormai
avevo aperto la quinta birra ed i miei pensieri cominciavano appena un
pò ad essere dolcemente confusi il telefono riprese a suonare e
con grande sforzo mi decisi a rispondere. Era il mio capo.Farfugliava
di interviste,di come stavo e che voleva la relazione completa di lì
a due giorni, risposi con un "vedremo" e riattaccai. Finii la
birra e riascoltai il nastro della mattina,
non ero completamente lucido ma nel risentire quella voce qualcosa di
piacevole mi stava attraversando. Presi carta e penna e tirai giù
le domande,soffermandomi sulle risposte. Certo che quella tipa aveva proprio
delle idee particolari! Figuriamoci se ad uno come me poteva importare
qualcosa della Nuova Era e del risveglio del pensiero! Già era
un trauma disumano alzarmi dal letto alla mattina; se avessi vinto alla
lotteria me ne sarei volentieri andato a vivere su qualche isola deserta,lontano
dal lavoro e dalla mia vita attuale,che cominciava proprio a non piacermi
più...
Mi distesi sul letto rileggendo
ancora una volta le domande dell’intervista, avrei potuto farne
di migliori... dovetti riconoscere che stavo peggiorando visibilmente
sul piano professionale. Mi chiesi disperato come mai non ero riuscito
a coronare tutti i miei sogni;eppure una volta finita l’Università
avevo grandi possibilità come giornalista! "Sarà stata
Giuliana a portarmi sfortuna" . Era il mio pensiero fisso. Ripensavo
ai giorni trascorsi con lei,mi era subito piaciuta nonostante avesse sempre
quell’aria da snob che a dire il vero mi irritava. D’altronde
proveniva da una delle migliori famiglie di Genova,i suoi avrebbero voluto
per lei qualcosa di più,invece incontrò me. All’epoca
facevo il cronista sportivo per un giornale ligure,e durante un ricevimento
in casa di un allenatore ci siamo incontrati per la prima volta. Lei era
fidanzata quasi ufficialmente con un giovane giocatore di pallacanestro
molto promettente, ma dal momento che la vidi e lei vide me,il giovane
cestista era ormai un ricordo lontano.
Ero affascinato dal suo modo di camminare,alta,bionda e con due occhi
colore del cielo. L’unico ostacolo era la sua ricchezza,e questo
mi faceva sentire a disagio; all’inizio ricoprivo il ruolo dell’amico
intellettuale, ottimo pretesto per frequentarla tranquillamente anche
in presenza dei suoi.
Ma nel mio cuore una tempesta di sentimenti alternanti impazzava furibonda,ed
ero tormentato dall’attrazione fisica che si scatenava fra noi continuamente.
E forse era stata proprio quella la cosa determinante,ero talmente preso
da lei che volutamente fingevo di non accorgermi che in fondo era solo
un’ipocrita e stupida bambolina viziata. Ci sposammo nonostante
suo padre fosse del parere contrario,ci vedeva troppo giovani ed era sicuro
che la mia vita con Giuliana sarebbe stata un inferno e di certo io non
avrei potuto permettermi di mantenere il livello di agiatezza a cui era
abituata. Infatti lei cominciò da subito a farsi i fattacci suoi.
Io lavoravo spesso la notte e c’erano giorni in cui non la vedevo
proprio. Avevamo una colf,ed era più vicina lei di quanto non lo
fosse Giuliana;conoscevo i movimenti di mia moglie grazie alle notizie
che mi dava la governante, c’erano sempre troppi ricevimenti,troppi
amici, troppo di tutto insomma.. Mi venne offerta l’opportunità
di lavorare a Milano per una rivista di successo, non avrei più
fatto il cronista sportivo ma avrei intervistato gente famosa e scrittori
esordienti. Non era proprio quello che sognavo ma mi dava l’occasione
per andarmene da Genova.
Forse Giuliana lontana dall’ambiente che le era familiare sarebbe
cambiata,sarebbe diventata finalmente la donna che sognavo....Riuscii
a trascinarla a Milano grazie all’appoggio di suo padre, che andava
sempre più rendendosi conto della situazione precaria del nostro
matrimonio.
Trovammo in breve tempo l’appartamento dei nostri desideri, grande,silenzioso
e in una parte di Milano che pochi potevano permettersi. Giuliana sembrava
entusiasta, io non lavoravo più
di notte e le cose sembravano essersi sistemate fra di noi,questo almeno
fino all’arrivo in città del suo caro amico Marco Violante.In
qualunque discorso Giuliana non perdeva occasione di parlare di lui,se
uscivamo a cena lei lo chiamava e lo invitava a raggiungerci,perché
il poverino a sentire lei era troppo solo e così....lei adesso
ha Marco ed io non ho più neanche la donna di servizio! Da quel
lontano giorno non avevo fatto altro che commiserarmi,mi ero attaccato
alla bottiglia e sul lavoro non ne combinavo più una giusta. Fortuna
che il mio capo era una persona paziente e compatisce quelli fuori di
testa come me,però a lungo andare anche lui si era stancato e mi
aveva dato l’ultimatum: "O rientri nei ranghi o ti licenzio".
Mi alzai e presi un’altra birra,lo sguardo mi cadde su di una lettera
appoggiata sulla mensola della cucina, la guardai sconsolato e scossi
la testa. Era una raccomandata del mio avvocato, avrei dovuto presentarmi
entro il mese venturo nel suo ufficio,si sarebbe decisa la data precisa
della sentenza di divorzio. Pensai che un giro in auto mi sarebbe stato
d’aiuto,ormai l’effetto delle birre era svanito ed era ancora
presto per andare a letto.
Mi diressi senza nemmeno
rendermi conto verso Porta Venezia. Erano le sei del pomeriggio e stava
per piovere;non c’era molta gente in giro a parte i soliti tipacci
che ciondolavano nei pressi della Stazione Centrale. Imboccai la via Bixio
e parcheggiai davanti all’abitazione di Tamatia Montigo. Ci pensai
un attimo su e poi decisi di salire,tutto sommato era meglio che stare
solo. Un pensiero mi attraversò:
"Quella magari non è in casa". Invece c’era,perché
al citofono sentii che domandava chi ero. Le dissi il nome ed entrai,
dopo aver fatto i quattro piani domandandomi se per caso mi fossi rincretinito
del tutto, la vidi appoggiata sullo stipite della porta con l’aria
sorpresa e sospettosa.
-"Salve,lo so che avrei dovuto telefonare,ma il fatto è che
mi trovavo da queste parti ed ho pensato di venire a scusarmi per il mio
atteggiamento antipatico di stamattina..."-
Mi fece entrare,ma aveva uno strano sorriso e percepivo la sua diffidenza.
-"La prego non mi sottovaluti,non sono poi così scema"-
-"Ok,le dico la verità.Ero a casa da solo,stavo per prendermi
una sbronza colossale e poi ho pensato che era meglio uscire,sennò
finiva che domani mi sarei presentato qui con ancora i postumi dell’alcool
e l’intervista sarebbe andata a farsi friggere."-
Mi sentivo un idiota,ma ormai ero lì e tanto valeva dire le cose
come stavano.
-"Stavo preparando la cena,confesso che lei è una persona
sorprendente...ma perché è venuto proprio qui da me? Non
ce l’ha un amico con cui confidarsi quando si sente giù?"-
-"I miei amici sono anche gli amici della mia ex moglie,i miei colleghi
sono degli stron...e sinceramente non c’è un cane di cui
possa fidarmi."-
Lei mi stava di spalle ed armeggiava con dei bicchieri che poi mise sul
tavolo da pranzo.
-"Tutti a me capitano i fuori di testa!"- Disse rivolgendomi
un sorriso amichevole.
-"Senta,lo so che le sembrerà strano ma se non parlo con qualcuno
scoppio...e visto che mi è venuta in mente lei sono venuto qui.
Però se vuole me ne vado..."-
Tamatia rimase in silenzio,vidi che prendeva una tovaglia da un cassetto
della cucina,spostai i bicchieri e le diedi una mano.Mi rendevo conto
che il mio non era un atteggiamento usuale, non mi ero mai sognato in
precedenza di piombare in casa di una sconosciuta senza invito, ma in
quel momento me ne infischiavo.
-"E’ da molto che non sta più con sua moglie?"-
-"Saranno tre anni il mese prossimo."-
-"E in tre anni non ha incontrato nessuna donna interessante?A guardarlo
è carino,anche se a mio parere ha un pò la puzza al naso.Senza
offesa eh..."-
Riuscì a farmi ridere.
-"Beh? E’ così divertente quello che ho detto?"-
-"Oh sì!La mia ex moglie avrebbe tanto voluto che avessi la
puzza al naso,sa lei è un pò snob e avrei dovuto adeguarmi....Cosa
in cui non sono riuscito."-
Mi guardò seria.
-"E sono molte le cose in cui non è riuscito vero?"-
Aveva colto nel segno,ero dunque così trasparente?
-"Si, in effetti sono parecchie. Eppure credevo di avere tutte le
qualità per riuscire dove volevo..."-
Stava accendendo il fuoco sotto la pentola dell’acqua ed io guardandola
pensai che non ricordavo di aver mai visto Giuliana compiere un così
piccolo ma gentile gesto. I miei pensieri vennero interrotti dal suono
della voce di lei.
-"Spero le piacciano gli spaghetti al ragù, non credevo di
avere ospiti e allora..."-
-"Non si preoccupi,sono di bocca buona io...La vuole sapere una cosa?
Stamani mi era un tantino antipatica,ma devo ricredermi.Lei è molto
gentile e discreta;creda questa al giorno d’oggi è una virtù."-
Mi guardò dritta negli occhi,i suoi erano penetranti e indagatori.
-"Vede signor Avalli,non è che io sia antipatica o gentile,sono
una persona comune. L’unica differenza sta nel fatto che tento di
capire le persone che ho davanti, cercando di non farmi influenzare dai
miei sentimenti personali. In questo momento percepisco che lei sta
male,che si sente in trappola e che tutto sommato è solo come un
cane.Se lei questa sera è venuto qui è solamente perché
qualcosa dentro di lei l’ ha portata qui. Non importa se non ci
conosciamo...io alle combinazioni e alla fatalità del destino non
ci credo."-
-"Sarebbe a dire che vista la mia situazione il mio istinto primordiale
mi ha portato fino a lei?"-
-"In un certo senso sì. Vede,la sua antipatia iniziale nei
miei confronti è un dato significativo. Nonostante lei sia un professionista
serio e preparato sta attraversando un periodo molto difficile, e tutti
i suoi ideali sono traballanti di conseguenza la sua non può essere
di certo una vita piena di soddisfazioni! Ha dichiarato lei stesso che
di intervistarmi non ne aveva voglia,ma il suo lavoro è in pericolo
e dunque lei è stato COSTRETTO a portare a termine quest’intervista.In
pratica lei si sente frustrato dalla situazione sia affettiva che lavorativa.Giusto?"-
Accidenti! Aveva visto giusto;non sapevo dove sbattere la testa ma ho
preferito dare la colpa di tutta a lei,una sconosciuta che ero COSTRETTO
ad intervistare per salvarmi il posto di lavoro. Non male ragazza, non
male.Gli spaghetti erano pronti ed io con mia grande meraviglia sentivo
finalmente di avere appetito.
-"Senti Tamatia,considerando che siamo coetanei,che ne direbbe se
proseguiamo la serata dandoci del tu?"-
-"Nessun problema Giampaolo..."-
-"Negli appunti ho visto che hai trentacinque anni,beh,io ne ho trentotto
e sono in una situazione di scomodità in questo momento visto che
in due parole hai centrato i miei problemi..."-
La vidi sorridere teneramente dietro al bicchiere che teneva tra le labbra.
-"Ti capisco.Ho provato sulla mia pelle il disagio,il sentirsi estranei
alle cose che ci circondano, e purtroppo ho conosciuto il dolore.Ecco
perché in tu sei qui,in qualche modo ci somigliamo noi due... Ma
là fuori,nel mondo,sono milioni le persone che stanno male senza
saperne il perché e non conoscono il modo di uscirne...girano girano
ma alla fine si ritrovano al punto di partenza. Eppure non è difficile
sai, basta essere onesti nei confronti delle nostre vite; finiamola di
raccontarci frottole ogni volta che non riusciamo a superare una determinata
situazione! Parliamone con qualcuno,sfoghiamoci! Altrimenti prima o poi
finiremo con l’ammalarci seriamente,non ti sembra più logico
fare così piuttosto che imprecare ed arrabbiarci contro cose inesistenti
quando siamo noi e solo noi la causa dei nostri errori?"-
Mi affascinava,più lei parlava e meglio mi sentivo.Era come se
tutto il ghiaccio che aveva coperto il mio cuore si stesse pian piano
sciogliendo.
-"Tamatia, ma quando,in quale particolare momento della tua vita
hai cominciato a vedere il tutto in questo modo?"-
Avevo il piatto vuoto e non me ne ero neanche reso conto. Lei mi chiese
se volevo frutta e caffè.
-"Caffè ,grazie.Ma non hai ancora risposto alla mia domanda."-
-"Ok. Vedi già da bambina avevo una mentalità diversa
dai miei coetanei. Per la maggior parte del tempo mi piaceva fantasticare
su mondi lontani e abitati da esseri perfetti e celestiali, immaginavo
di essere una persona speciale mandata sulla Terra con il compito di educare
i suoi abitanti in modo da renderli più vicini e consapevoli dell’energia
che vive dentro di noi,di portarli a riscoprire quel tesoro che essi seppellirono
secoli prima nel profondo della loro anima. Poi crescendo ho toccato più
volte il baratro scuro dei miei pensieri peggiori; ho guardato i miei
genitori con occhi diversi... più li giudicavo per quello che erano
realmente e più stavo male. Ecco perchè mi piaceva fantasticare,
tutto era più bello ed io mi sentivo più libera. Per questioni
familiari un giorno mi sono ritrovata in collegio, non ti dico quanto
brutta fosse per me quella realtà! Non mi piaceva ma era così,dopotutto
comandavano loro, gli adulti.Io ero costretta a stare come LORO avevano
deciso finchè non sarei diventata grande.... e così per
far passare presto quegli anni di buio ho cominciato a scrivere e disegnare.
Ho praticato lo yoga e la meditazione,ma per poco. Comunque le mie preferenze
rimangono sulla scia delle tecniche e dei pensieri orientali."-
-"Tamatia,qual’è adesso il rapporto con i tuoi genitori
e con la società che ti circonda? E come mai se hai scritto praticamente
da sempre pubblichi per la prima volta?"-
Adesso era impercettibilmente scura in volto.
-"Non è che ami molto raccontare del mio privato,comunque
ti accontenterò. Amo moltissimo i miei genitori. Mio padre è
morto tre anni fa,ma io so che è sempre accanto a me....per questo
ne parlo al presente. Lui è stato il primo grande amore della mia
vita e nonostante come marito e come uomo fosse un fallimento è
riuscito ad insegnarmi senza tante parole,delle cose che per certi versi
mi hanno maturata sia come donna che come parte integrante di questa società.
Non aveva un carattere facile e non sempre eravamo d’accordo su
tutto,però lui rimarrà sempre una delle persone migliori
che io abbia avuto l’onore di conoscere. Oltretutto c’è
da sottolineare il fatto che per fortuna tutti e due i miei genitori erano
delle persone con un’intelligenza superiore alla media, perciò
anche se le cose in casa non funzionavano tra di loro io ci ho rimesso
il meno possibile. Mia madre già da quando ero piccolissima mi
aveva insegnato che se due persone si amano con il cuore sposarsi non
è la cosa primaria,e di conseguenza non occorre dare spiegazioni
in merito al prossimo sulle nostre scelte di vita. Oggi come oggi da adulta,forse
li rimprovero di non aver fatto la scelta giusta.Dal momento che si sono
divisi è ovvio che tutto quell’amore in cui hanno creduto
non li ha uniti davvero."-
Respirò profondamente e riprese:
-"Se non ho mai pubblicato finora è stato perché non
mi sentivo all’altezza di un compito simile, e a dire il vero non
avrei mai pensato di trovare un editore che si prendesse la responsabilità
di mettere in commercio un manoscritto così particolare, ma se
mai ci avrei provato mai avrei saputo no? E come vedi ci sono riuscita."-
Fu in quel momento che mi resi conto che mi stava rilasciando l’intervista
in modo sciolto e aperto, era stata disponibile sin dall’inizio,ma
io carico di crudi pensieri non ne ero stato consapevole. Tamatia mi stava
osservando,molto probabilmente cercava di capire i miei pensieri.
Infatti disse:
-"Adesso tocca a me fare da intervistatrice,parlami di te....."-
Trovai fosse una cosa giusta.
-"Bene,come già ti accennai,sono un ex marito non ancora rassegnato
a tale ruolo.Fra i tanti fallimenti questo lo reputo il peggiore,e non
so come uscire da questo circolo vizioso che mi fa solo stare male. Il
resto lo hai capito anche tu....dopo questa batosta anche il mio lavoro
non è più ai livelli iniziali,mi sto trascinando da tutte
le parti cercando qualcuno o qualcosa che mi faccia vedere una strada
più illuminata,sento il bisogno di essere capito e considerato.
Cosa di cui mia moglie se ne infischiava altamente."-
Avevo parlato a testa bassa,quando alzai lo sguardo vidi il suo viso commosso.
-"Sai Giampaolo,molto probabilmente c’è stato all’epoca
in cui hai conosciuto quella che sarebbe divenuta tua moglie un qualcosa
che ti ha messo in guardia,ad esempio una sensazione di fastidio o una
specie di vocina che ti parlava da dentro.Scommettiamo che non hai voluto
dare retta a quella vocina?"-
Fui come folgorato dal ricordo.
-"Hai ragione,io la sentivo quella voce che mi diceva che non faceva
al caso mio,ma ne ero innamoratissimo ed era così bella che solo
al guardarla dubbi ed incertezze scomparivano d’incanto! Prima mi
hai chiesto se accanto a me c’è una donna ed io non ti ho
risposto perché in effetti non lo so.Ho conosciuto una donna qualche
tempo fa è più vecchia di me di qualche anno e la nostra
non si può definire certo una relazione,anzi...Negli ultimi tempi
l’ ho vista poco,sono cosciente di non essere in grado di darle
quello che lei si aspetta da me e non sento amore nei suoi confronti,solo
tanto affetto;ma questo non basta per instaurare un rapporto solido e
allora ho preferito svanire nel nulla.Lei sa dove vivo e lavoro ma non
è il tipo di persona che ti viene ad assillare,mi dispiace solo
di averla in qualche modo illusa,tutto qui."-
-"Forse in fondo a te stesso credi che tutte le donne siano come
la tua ex moglie e siccome non ti fidi tantomeno te ne innamori,e allora
cerchi le scusanti che ti vanno meglio.Il lavoro ti dà problemi
ma non è colpa tua,e siccome i pensieri non se ne vanno ti metti
a bere e per qualche ora tutto passa....mi sembra un comportamento autolesionista.Fai
di tutto per compatirti e piangerti addosso. Prova a pensare che forse
la tua ex moglie ti ha fatto un favore andandosene! Lei ti ha dato l’opportunità
di renderti finalmente conto che non ti meritava.Prova ad immaginare
la tua vita in modo diverso!Se fosse rimasta con te non credo che le cose
sarebbero durate a lungo,ci sarebbe stato sicuramente qualcosa o qualcuno
di mezzo. Credimi,lei non ti amava e secondo il mio parere non ti ha amato
mai."-
Mi stava dicendo delle cose terribili,era spietatamente sincera. In poche
ore aveva capito tutto di me. Mi aveva giudicato condannato e assolto
al tempo stesso.Mi veniva da piangere.Non ero più riuscito a piangere
dall’età di dodici anni.
-"Grazie"-
Fu l’unico suono che mi uscì dalle labbra prima di lasciare
andare quelle lacrime che per tanti anni avevo rifiutato di far scorrere.Non
ricordo quanto tempo rimasi così con la testa fra le mani ed i
polsini della camicia bagnati dalle lacrime.Ma stavo meglio,mi sentivo
leggero e lucido;in tutti quegli anni quante e quante volete avevo sentito
il bisogno di piangere! E non mi sentivo neanche stupido lì davanti
a lei, mi sembrava di conoscerla da sempre. E glielo dissi.
-"Non so...ho la sensazione di conoscerti da sempre,sei riuscita
a farmi varcare la soglia della mia paura, mi hai insegnato a guardare
la realtà dritta in faccia.Ma come diavolo fai?"-
Mi rispose in un soffio.
-"Con amore,con quel sentimento che ci accomuna,con quella grande
emozione che tutti portiamo da sempre dentro di noi.Con l’unica
cosa realmente reale di questo pianeta."-
Due ore più tardi uscivo dalla casa e dalla vita di Tamatia,forse
non l’avrei più incontrata... o forse le avrei telefonato
la mattina seguente.Ormai l’intervista era finita, non avevo neanche
bisogno di prendere appunti.Era chiaro come il sole che tutto ciò
che stava scritto in quel libro era solo una parziale,ipotetica teoria
di quello che in realtà vive dentro di noi da sempre.Lei era semplicemente
riuscita a spiegarlo con le parole.Salii in macchina e non mi passò
neanche per la testa di tornare a casa.
La notte stava scendendo,e poi ci sarebbe stata l’alba.
Non me la sarei persa per niente al mondo.
T.M©
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